PIANO, SOLO – un capolavoro-

29 Settembre 2007 Nessun commento

La vicenda del pianista Luca Flores è una storia strana, contorta, assolutamente fuori dal comune, eppure così ricca di una densa normalità, di un semplice desiderio di amare ed essere amati.
La rinuncia alla vita, il suicidio di Flores, non contiene quell’ultima ombra di disperazione che spesso si affaccia su tali vicende, ma si getta come un’insolita ombra di speranza, affermazione di una vita piena, sopra ogni cosa, nonostante tutto.

La storia del piccolo Luca è quella di un bimbo costretto a viaggiare per il mondo a causa del lavoro del padre, e che subisce un trauma indelebile a seguito della prematura morte della mamma, unico vero legame con una dimensione familiare autentica, deceduta a causa di un incidente stradale.
Il rapporto che riesce a tenere desto l’animo del bambino, che man mano cresce nel film, fino a diventare uomo, è quello con il pianoforte.
"Ho litigato con mio padre, non possiamo parlare, devo andare a suonare", afferma in una scena della pellicola, a sottolineare la carnalità e la decisività del rapporto con lo strumento.
Tutta la pellicola, che parla di musica jazz, di disagio mentale, di piccoli concerti e di grandi successi, è tesa a sottolineare la sottile discrasia che si apre nella vita del giovane pianista.
Il piano, involontariamente, di soppiatto, si insinua ovunque, permea e fagocita ogni luogo, ogni istante, escludendo sempre di più, tagliando sempre più fuori le persone che vivono, sbagliano, soffrono, intorno a Luca; il padre (Michele Placido), mancante per anni, ma ultimamente innamorato del proprio bambino; la sorella (Paola Cortellesi), vera e propria spalla di una vita; la ragazza (Jasmine Trinca), croce ma soprattutto delizia più alta, carnalità più presente in una traiettoria umana rarefatta.

Piano, Solo. Solo con il piano. Piano, lento, e solo. Solo il piano. Diverse le chiavi di lettura, tutte possibili, tutte calzanti, per un film che è tanto duro, controverso nelle sfumature che vuole comunicare, tanto è classico, senza possibilità di uscire dagli schemi dalla strada di una messa in scena ben articolata e congegnata, secondo gli stilemi classici del genere.
Riccardo Milani, dunque, traendo spunto da una pubblicazione di Walter Veltroni, costruisce un film impeccabile, che fa di questa sua costruzione precisa il suo pregio, ma anche il suo difetto. Cade infatti a volte in un didascalismo soffocante, cercando di emozionare e coinvolgere lo spettatore di più, al di là di quanto non sia possibile, lecito, creando l’effetto opposto.
Nonostante questo, grazie anche ad una complessiva buona prova attoriale (Kim Rossi Stuart, dopo una prima metà film assolutamente monocorde, esce alla distanza in modo egregio), alcune sequenze – quella morte della madre, come quella della deflagrazione della pazzia – raggiungono un livello di intensità notevole.

"Quasi non ho il coraggio di dirlo, ma sono felice", dice Flores, in uno degli ultimi momenti di sofferta lucidità. Una vita consacrata alla ricerca della felicità, della ricerca di qualcosa di più grande, ritrovato nel magnifico, indimenticabile, maestoso e micidiale rapporto con un pianoforte al quale ha dedicato, nel senso pieno del termine, la vita.
E, nonostante quell’ultima, caustica, negazione finale, nonostante quel volersi negare una speranza, emerge, come dato fondante, quello di un’apertura a qualcosa d’altro. Un’esigenza profonda del cuore dell’uomo che un semplice piano, solo, non può soddisfare.

20 ottobre 2007: Esserci O Non Esserci!

29 Settembre 2007 Nessun commento

   

Manifestare pro o contro qualcosa e/o qualcuno è un diritto inalienabile in uno stato democratico, purché siano chiari gli obiettivi da raggiungere.

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LA STRADA DI CASA….

10 Agosto 2007 1 commento

Sabato 14 luglio 2007

14 Luglio 2007 1 commento

Il cuore più bello del mondo

14 Luglio 2007 Nessun commento

 

C’era una volta un giovane in mezzo ad una piazza gremita di persone, diceva di avere il cuore più bello del mondo  quantomeno, dell’intera vallata. Tutti quanti erano sbalorditi per questo, e glielo ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell’ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s’insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso.
All’improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio che, emergendo dalla folla disse: "Beh, a onor del vero, il tuo cuore è molto meno bello del mio!" Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo.
Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C’erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene. Così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi, dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, e si domandavano come egli potesse affermare che il suo cuore fosse non solo bello, ma il più bello!
Il giovane guardò com’era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Starai scherzando!" disse. "Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, Mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime". "Vero", ammise il vecchio. "Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ogni ferita che tu vedi rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel’ho dato. Spesso ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mal esattamente uguale a quel che ricevi così ho qualche bitorzolo, a cui sono molto affezionato, però: ciascuno mi ricorda l’amore che ho condiviso. Altre volte, invece, ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare, tu lo sai, è rischioso, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l’amore che provo anche per queste persone… e chissà? Forse un giorno ritorneranno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la vera bellezza?".
Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, corse incontro al vecchio, e glielo offrì con le mani che gli tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Il giovane guardò il suo cuore, che non era più il cuore più bello del mondo, eppure lo trovava meraviglioso come mai: perché l’amore dei vecchio ora scorreva dentro di lui!

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MA LAVORARE E’ UNA BATTAGLIA PER I DIRITTI???

12 Luglio 2007 Nessun commento

 

…ho voglia di scrivere…, lo faccio….

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…. PERCHE’ IL LAVORO NON E’ UNA MERCE…..

1 Maggio 2007 Nessun commento

Diritti e dignità per i lavoratori precari dei call center

1 Maggio 2007 Nessun commento

Basta precarietà nei call center. E? un vero e proprio ultimatum quello della Cgil e con tanto di giorno di scadenza: il 30 aprile prossimo.
?Non ci sono più scuse – hanno affermato infatti questa mattina in conferenza stampa a L?Aquila Lugi Fiammata e Marilena Scimia, della Cgil Abruzzo ? la Legge finanziaria stanzia per ogni lavoratore stabilizzato uno sgravio contributivo di diecimila euro?.

Le sette ditte che operano nel settore in Provincia dell´Aquila devono dunque addivenire tempestivamente ad un accordo volto a trasformare i contratti a progetto impropri in contratti a tempo determinato o indeterminato.

?Se questo non accadrà ? minaccia Luigi Fiammata ? ci rivolgeremo agli ispettori del lavoro, della previdenza, agli ispettori sanitari e alla Guardia di finanza?.

In Provincia dell?Aquila sono 840 i lavoratori a progetto dei call center, ai quali vanno aggiunti gli 800 dipendenti della Transcom dell´Aquila, subordinati o interinali e dunque con qualche garanzia in più.

?I lavoratori dei call center sono, nella gran maggioranza dei casi, a tutti gli effetti lavoratori subordinati, e il contratto a progetto rappresenta un abuso e in molti casi un illecito?.

Una presa di posizione, quella della Cgil, che vuole segnare una svolta sul fronte dei diritti del lavoro. I numeri del precariato in Abruzzo sono infatti eloquenti e drammatici: i titolari di contratti di collaborazione, part time, formazione, apprendistato sono 213mila. Sono invece 57mila i ?co.co.pro.? che rappresenta la forma più diffusa di parasubordinazione, anche per lavoratori che di fatto hanno rigidi orari di lavoro e svolgono in ufficio l´attività di ?in bound? ovvero servizi telefonici di informazione, assistenza e prenotazione.

In Abruzzo il numero dei precari è inoltre raddoppiato nel giro di quattro anni, e questo conferma per la Cgil il fallimento della Legge 30. La retribuzione annua di un precario non supera i 5-6mila euro lordi, e un uomo guadagna in media il doppio di una donna.

?I lavoro nei call center – aggiunge Fiammata ? è appunto il paradigma della moderna precarietà e di una distorsione dello sviluppo economico, basato cioè sulla compressione dei diritti e delle tutele?.

FT

Il vero barese

25 Marzo 2007 2 commenti

>1. Beve solo ed esclusivamente Peroni da tre quarti (e lotta contro la
>diffusione della Dregher da 33 o della Raffo tarantina).
>
>2. Ha mangiato almeno una volta i frutti di mare sul porto (contrastando la
>concorrenza sleale della costa di San Giorgio): in particolare, si esibisce
>nel risucchio di ricci (rabbrividendo all’idea che in Giappone li credono
>velenosi) o taratuffi.
>
> Corollario 1: All’estero, ha gridato almeno in un ristorante la mitica
>frase “Giovane, spacchi due cozze”.
> Corollario 2: Almeno una volta nella vita è finito in ospedale per il
>tifo, e gli stadi non c’entrano nulla.
>
>3. Riconosce come sport ufficiale il Gioco della birra, anche se gli tocca
>fare il sotto.
>
>4. Si riconosce dai gadgets della auto: santino di Padre Pio, sciarpa del
>Bari e stemma della società accanto alla targa.
>
>5. Da ’90 al ’95 ha fatto almeno un abbonamento al San Nicola.
>
>6. Ha le maglie di Igor Protti, David Platt e Joao Paulo.
>
>7. Se di sesso femminile, ha partecipato almeno una volta alla nottata delle
>zitelle nella Basilica di San Nicola.
>
>8. Consuma abitualmente (o lo ha fatto per lo meno una volta) sgagliozze e
>popizze, altrimenti le vende.
>
>9. Conosce a memorie tutte le canzoni di Toti & Tata e le trame delle loro
>sit com.
>
> Corollario: Sa tutte le battute di Solfrizzi in Selvaggi.
>
>10. Ha visto con commossa partecipazione tutte le puntate de Le Battagliere.
>
>11. Ha come profeta Gianni Ciardo, e scambia i suoi detti (sopra alla nonna
>o abbasso alla commara) per il Bignami.
>
>12. Ha fatto almeno un bagno a Pane e Pomodoro, contraendo in un sol colpo
>ebola, malaria e febbre gialla, ma soprattutto affrontando l’impresa con la
>stessa fermezza con cui un induista fa le abduzioni nel Gange.
>
>13. Si esprime in un linguaggio comprensibile solo dai suoi simili: usa
>cadenzialmente interiezioni tipo Moh e ch cous, Mataux, e sottili metafore
>come “Vai a rubare a San Nicola” o “Ne hai fritti di polpi”.
>
>14. Compra la Gazzetta del Mezzogiorno, ma la usa solo per foderare la
>cuccia del cane o la gabbia del canarino.
>
>15. A distanza di decenni è ancora convinto che Business serva a tappezzare
>la macchina quando ci si infratta.
>
>16. Usa passare la domenica mattina dilettandosi nella sacra arte
>dell’arricciamento del polpo.
>
>17. Consuma periodicamente panini alla chitemmurt o chitestramurt dai
>panemmerda, o i panzerotti al cofano da “di Cosimo”.
>
>18. Riconosce come piatto nazionale le orecchiette alle cime di rapa, che
>consuma almeno una volta a settimana.
>
>19. Ha assistito almeno una volta ad uno scippo a Bari vecchia.
>
>20. E’ stato sfiorato più di una volta dal pensiero di comprare un
>appartamento a Punta Perotti.
>
>21. Il grado di pericolosità di un barese si racchiude in un monito: IAPR
>L’ECCHJ…
>
>22. Ogni padre barese aspetta il momento giusto per dire al figlio: ti devo
>imparare e ti devo perdere…
>
>23. Se ti chiami Nicola, esistono notevoli probabilità che tu abbia origini
>baresi.
>
> Corollario: Se quando ti presenti col solito “Piacere, Nicola” ti
>senti rispondere Questa è la mano e questa è la ciola, allora ti trovi di
>fronte ad un barese.
>
>24. Ogni cuoca barese conosce una sola certezza: La mort d’u pulp iè la
>chpodd.
>
>25. Quando segna a calcetto, costringe la sua squadra ad esultare col
>trenino.
>
>26. Conosce la Questura in quanto palazzo del piazzale dei Battiti live.
>
> Corollario: per il barese un po’ più elevato, la Questura è il
>palazzo accanto al parcheggio del Piccinni.
>
>27. E’ FERMAMENTE convinto che “C Parigi avess’ u mar sarebbe ‘na piccola
>Baar” (Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari). E lui a Parigi
>non c’è mai stato.
>
>28. Se un inglese gli scrive “Kiss so love me”, si guarda intorno per capire
>chi ha fottuto le uova dell’inglese.
>
>29. Può vantarsi di aver indossato negli anni ’90 la mitica tuta acetata.
>
>30. Parcheggia in seconda fila ANCHE con la bici.
>

No Future, No Hope, No Comment.

14 Marzo 2007 Nessun commento

“L’individualità dovrà fronteggiare difficoltà sempre crescenti, a meno che la parte più intelligente dell’opinione pubblica non venga messa in
condizione di percepire il valore di essa, di vedere che è bene che ci
siano differenze, anche nel caso in cui tali differenze non determinino
miglioramenti, o persino quando a qualcuno possano sembrare causa di
peggioramenti.
[...] La pretesa che tutti gli uomini debbano somigliarsi si ingrandisce
grazie a ciò di cui si nutre. Se l’opposizione attende che la vita sia
‘quasi’ ridotta ad un unico modello uniforme, allora ogni deviazione da
tale modello verrà considerata empia, immorale, addirittura mostruosa e
contraria alla natura.
Gli uomini diventano ben presto incapaci di concepire la diversità
allorché per qualche tempo abbiano perso l’abitudine di vederla.”
(John Stuart Mill, “Sulla Libertà”, 1869)